8 febbraio 2006

Rifiuti tossici nel viterbese

Ricevo e volentieri pubblico:

Oggetto: progetti di messa in sicurezza (ex art. 7, comma 2 del D.M. 471/99) dei siti oggetto di provvedimento giudiziario per la presenza di rifiuti tossici di Castel s. Elia, Capranica e Vetralla.

Lo scorso 20 dicembre i sindaci dei comuni di Castel S. Elia, Capranica e Vetralla, hanno inviato ordinanze sindacali per richiedere ai proprietari delle cave dove sono stati scoperti rifiuti tossici, la redazione di un progetto di messa in sicurezza urgente, entro il termine di 48 ore.
Il provvedimento si è reso necessario a seguito della divulgazione dei dati sul grave inquinamento in atto nelle aree da parte della Procura di Viterbo ed è stato concordato con l’Amministrazione provinciale che, allo scopo, ha creato anche un Comitato tecnico per valutare i progetti di messa in sicurezza e la successiva e definitiva bonifica.
I progetti, urgenti alla luce della situazione straordinaria e del rischio di aggravamento dell’inquinamento, sono stati presentati alle autorità competenti da parte dei proprietari, almeno in due casi su tre, ben oltre i termini previsti dalle ordinanze sindacali sopra indicate, in violazione della procedura prevista dalla normativa.
Peraltro i progetti presentati, in tutti i casi, presentano analisi e documentazione tecnica insufficienti, come indicato in una nota di Legambiente che è stata inoltrata al Comitato Tecnico provinciale. Quest’ultimo, che dovrebbe riunirsi il 7 febbraio, non potrà che bocciarli, considerando l’evidenza dei progetti.
Il Decreto Ministeriale n. 471 del 1999 (art. 17 del D. Lgs. 22/97) definisce nell’art. 2 la messa in sicurezza d’emergenza come “ogni intervento necessario ed urgente per rimuovere le fonti inquinanti, contenere la diffusione degli inquinanti e impedire il contatto con le fonti inquinanti presenti nel sito, in attesa degli interventi di bonifica e ripristino ambientale o degli interventi di messa in sicurezza permanente”.
Diffusioni di inquinanti riscontrate e che continuano a inquinare i terreni e le falde circostanti, mentre i cittadini aspettano ancora i provvedimenti urgenti da oltre 8 mesi.
La realtà è che i termini di presentazione sono scaduti da oltre 40 giorni e non ci sono ancora i piani di messa in sicurezza “urgente”. Anche perché sembra che i proprietari delle cave, facendo un passo indietro, non hanno ora nessuna intenzione di pagare di tasca loro e lasciano la “patata bollente” nella mani dei sindaci.
Questi ora, coordinati dalla Provincia, sono costretti a provvedere direttamente alla messa in sicurezza, in attesa che i processi individuino le responsabilità e chi deve pagare i danni. Una situazione priva di certezze e di referenti istituzionali autorevoli. Una situazione che continua ad essere preoccupante considerando le carenze tecniche e le inerzie delle amministrazioni.
Gli unici che continuano a sapere esattamente cosa fare sono i proprietari delle cave.

Viterbo 6 febbraio 2006

Per Legambiente

Pieranna Falasca
Umberto Cinalli