27 agosto 2004

L'ipocrisia della morte

Nel mondo nascono e muoiono migliaia di persone al giorno. Ci sono persone più importanti di altre? Persone che hanno più o meno diritto di vivere? Ci verrebbe di dire di no. Però quando muore una persona che conosciamo fa molto più male di mille lontane. E' il caso della morte del giornaliza Baldoni, assassinato ieri notte. Abbiamo parlato molto, e molto ancora diremo. I media dedicheranno servizi, approfondimenti, analisi e quant'altro. Se lo dovessimo fare per ognuno dei 11 mila civili morti in Iraq dall'inizio del conflitto non avremmo il tempo di fare altro. Eppure ognuno di quelle 11 mila persone avevano famiglia, progetti, obiettivi da raggiungere.
Però se muore un parente ci dispiace di più, se muore un conoscente ci dispiace di più, se muore un italiano ci dispiace di più. Di più di migliaia di altri morti "lontani". E' un fatto istintivo, emotivo che ha radici lontane, ha a che fare con l'evoluzione della specie, con la "sopravvivenza" del DNA.
Però noi, noi uomini, siamo più razionali. E se ci si estrania dagli avvenimenti per fare una "classifica" dell'importanza delle singole vite cosa potrebbe venire fuori?
Beh forse se muoiono 100 persone è peggio che se ne muore una.
Che se muoiono bambini è peggio che se muoiono anziani.
Potrei andare avanti, ma qualcuno potrebbe obiettare che bisognerebbe essere senza cuore.

In questo momento il pensiero di molti va alla famiglia di Baldoni, la richiesta è quella di non strumentalizzare la vicenda. Secondo me se queste tragedie possono invece servire ad aprire dibattiti, capire se stiamo facendo la cosa giusta nel modo migliore. Io qualche dubbio ce l'ho.

Aggiornamento: Segnalo il bell'articolo di Mazzetta