Per chi non lo sapesse i semi geneticamente modificati sono una proprietà intellettuale di chi li realizza e ne detiene tutti i diritti. Gli agricoltori che usano questi semi devono farlo per un solo raccolto, non li possono possono riprodurre o modificare a loro volta incrociandoli con altri semi.
La Monsanto, una delle più grandi multinazionali di biotech, fa spesso ricorso ai tribunali per accusare gli agricoltori di aver infranto il loro "copyright", anche se, come spesso accade, le piante OGM si ritrovano in campi di coltivazione organica o convenzionale per il semplice motivo che i semi sono stati trasportati dal vento o insetti e animali. Quindi, questi agricoltori, oltre il danno di avere le loro piantagioni contaminate da piante transgeniche si trovano pure la beffa di essere citati in giudizio per violazione di diritti. E' successo centinaia di volte.
Negli USA un folto gruppo di agricoltori e di operatori dell'agricoltura biologica e tradizionale hanno deciso di unirsi e citare loro la Monsanto per verificare se quest'ultima ha il diritto di citare in giudizio un agricoltore dopo che il suo campo è stato contaminato.
Staremo a vedere...
[via Grist]
Raccolgo, segnalo e commento notizie e siti che ritengo interessanti ed utili. Un occhio di riguardo verso l'ecologia, la sostenibilità e la qualità di vita.
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2 aprile 2011
Scambio di ruoli: agricoltori citano in giudizio i produttori di OGM
18 maggio 2004
Retromarcia di Monsanto sul grano OGM
Riporto questa notizia per sottolineare come tutti noi consumatori abbiamo un ottima arma nelle nostre mani: ogni volta che acquistiamo qualcosa stiamo in un certo senso "votando". Il nostro acquisto favorendo una determinata azienda ne favorisce la politica e il funzionamento.
Colgo l'occasione per segnalare un sito interessante: Bilanci di giustizia
cito dal sito Obiettivo principale della campagna è sperimentare, con un consistente numero di nuclei familiari, le possibilità di "spostamento" da consumi dannosi per la salute, per l'ambiente e per le popolazioni del Sud del mondo, a prodotti più sani, che non incidono in modo irreparabile sulle risorse naturali e che riducono i meccanismi di sfruttamento nelle regioni sottosviluppate. Non si tratta quindi di affrontare sacrifici e rinunzie in nome di un'etica e di una giustizia concepite in termini astratti, ma di rifiutare in base ad analisi non superficiali e a scelte coscienti e responsabili i consumi che non rispondono più ai bisogni umani reali o che danneggiano in modo spesso irrecuperabile i meccanismi ecologici e le popolazioni da troppo tempo confinate in una povertà incolpevole.
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